Non ho mai pensato che bastasse l’arrivo di un nuovo ministro dell’istruzione per risolvere tutti i paradossi della scuola italiana: occorre tempo ma soprattutto bisognerebbe avere idee chiare, sia di scuola che di società.
A mio avviso però alcune di queste stramberie scolastiche si potrebbero risolvere aggiustando rapidamente semplici meccanismi che non funzionano; ad esempio,
– si potrebbero nominare gli insegnanti di ruolo in tempi utili per l’avvio dell’anno scolastico;
– si potrebbero assegnare gli insegnanti su posto di sostegno in tempo utile perché siano in servizio almeno il primo giorno di scuola;
– si potrebbe evitare di cambiare gli stessi di cui sopra 2 o 3 volte in corso d’anno;
– si potrebbero assumere i supplenti sin dal primo giorno di assenza del personale;
– si potrebbero includere nella formazione dei futuri insegnanti quegli insegnamenti relativi all’inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità in modo che tutti siano formati al riguardo e non ci sia più distinzione fra insegnanti su posto comune e insegnanti su posto di sostegno;
– si potrebbe regolare con chiarezza il numero massimo di alunni per classe.
A proposito dell’ultima proposta, riporto nel filmato parte di un dialogo svoltosi ieri a Bologna nell’ambito delle iniziative della Repubblica delle Idee che ha per tema il “Diritto al futuro”.
Da una parte un nervosissimo, quasi sgarbato, ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi e dall’altra il mio amico Giovanni Cocchi, maestro e professore in pensione, già promotore della legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica (LIP), ora nel Coordinamento dei Presidenti dei Consigli d’istituto di Bologna che con calma, competenza e credibilità ha ricordato al ministro che se si vuole abbassare il numero massimo di alunni per classe serve solo una legge chiara.
Infatti grazie ad altre leggi ambigue quei numeri, dapprima sono stati stabiliti e poi sono stati aggirati e abilmente superati, sempre per problemi di bilancio con formule quali “di norma”, “nei limiti del bilancio”, “salvo i casi in cui”. Il ministero dell’istruzione lo spiega qui: “Il numero minimo e massimo di alunni costitutivo delle classi può essere incrementato o ridotto del 10%, nel rispetto di quanto previsto ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81”
Caro ministro, sono d’accordo con lei che molte cose bisogna farle insieme; in questo caso ciascuno di noi, nel proprio piccolo, ha già fatto la sua parte per sostenere i vantaggi di un numero minore di alunni per classe quindi ora non ci sono alibi: se è vero che la scuola è una priorità per questo governo lo dimostri togliendo tutte quelle formule linguistiche da azzeccagarbugli che hanno permesso di formare le cosiddette classi pollaio anche con più di 30 alunni.
Ecco una parte del dialogo fra il ministro Patrizio Bianchi e Giovanni Cocchi.
Cocchi: “Bisogna fare una legge: non più di 25 alunni per classe. Lei ha parlato di scuola degli affetti e di scuola delle relazioni…”
Bianchi: “CERTO!”
Cocchi: “… la scuola degli affetti e delle relazioni si fa solo con dei numeri adeguati…”
Bianchi: “LO SO!”
Cocchi: “…il rapporto con gli insegnanti è significativo solo…”
Bianchi: “LO SO!”
Cocchi: … se l’insegnante può seguirli tutti con pazienza ed amore…”
Bianchi: “LO SO!”
Cocchi: “… con 30 non può seguirli tutti”.
Bianchi: “HO FATTO L’INSEGNANTE ANCH’IO E FACCIO L’INSEGNANTE!
Cocchi: “Mi scusi che finisco..”
Bianchi: “PREGO”
Cocchi: “Non bisogna battere un pugno sul tavolo, né fare tutti assieme. Bisogna fare una legge: non più di 25 alunni per classe; senza il 10% in più e tutto il resto. E la stessa cosa per i ragazzi con handicap: classi con non più di 20 alunni se c’è la presenza di un alunno certificato… non di norma che viene interpretato <normalmente> per cui gliene possiamo mettere anche 2 o 3 di alunni certificati”.
La risposta del ministro ed il suo finale quasi stizzito li lascio vedere ed ascoltare nel filmato.
Caro Ministro, lei ha ripetuto molto spesso “LO SO!”, quasi con arroganza, alle affermazioni di Giovanni Cocchi che la richiamavano ad una legge che “dichiari numeri chiari” per la composizione delle classi; come immaginerà noi, a scuola, abbiamo bisogno di qualcuno che oltre a dire LO SO ci metta la faccia e, ciò che ha promesso, finalmente LO FACCIA.



P.S. Il sottotitolo a questo post avrebbe potuto essere: “Dialogo fra un impegnato e un non so”
P.P.S. La foto di copertina è presa dal sito de la Repubblica. Il filmato completo dell’incontro con il ministro Bianchi si può vedere qui: https://video.repubblica.it/dossier/la-repubblica-delle-idee-2021/rep-idee-2021-torneremo-ad-una-scuola-normale-gli-studenti-interrogano-il-ministro-bianchi/391197/391911?ref=RHTP-BI-I308232812-P3-S3-T1

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