Like @ Rolling Stone

parole, pensieri e pietre di Mauro Presini

Come

MuddyWatersRollinStoneLa prima pietra è rotolata dentro le acque piene di fango, sulle note del blues del pescegatto.
Era il 1948 quando Muddy Waters in Catfish Blues cantava:
Well, my mother told my father,
just before I was born,
“I got a boy child’s comin,
He’s gonna be, he’s gonna be a rollin stone
Credo sia stata la prima volta che in musica si sia usata l’espressione “a rollin’ stone” (una pietra che rotola). Muddy Waters stesso, in seguito, cambiò il titolo del brano tradizionale: Catfish Blues e lo fece diventare: Rollin’ Stone.
rolling stonesI Rolling Stones hanno deciso il nome del loro gruppo ispirandosi proprio alla canzone di Muddy Waters.
Il gruppo, fra il 1964 e il 1965, ebbe anche la possibilità di registrare negli studi della stessa casa discografica dei grandi bluesmen dell’epoca (Chess Studios) e di esibirsi, nel 1981, con Muddy Waters stesso presso il Checkerboard Lounge, un locale di Chicago .
Non bisogna scordare poi che il pezzo più famoso dei Rolling Stones: (I can’t get no) Satisfaction è un chiaro omaggio al brano: I can’t be satisfied di Muddy Waters.
Rolling100Anche la rivista Rolling Stone, nata nel 1967, prese il nome dallo stesso brano di Muddy Waters. Oggi è una rivista patinata come tante ma all’inizio, quel nome sembrava davvero coerente con il progetto radicale che la fece nascere.

Ne esistono diverse edizioni in diversi Stati; dal 2003 esce anche una edizione italiana che nel dicembre 2009 dedicò la copertina a Silvio Berlusconi definenendolo “Rocker dell’anno”…
(…e adesso  caro Muddy, prova a riposare in pace, se ci riesci).f87907pvo5g
Poi fu la volta dei Temptations, gruppo vocale soul che nel 1972, preso dai travagli psichedelici, incise una canzone, insolitamente lunga per l’epoca, intitolata: Papa was a rolling stone.

Papa was a rollin’ stone
wherever he laid his hat was his home
and when he died, all he left us was alone
“.

the-who-daddy-rolling-stone-brunswickPer la verità anche gli Who, pubblicarono nel 1965 un brano intitolato: Daddy rolling stone (era il lato B di Anyway, anyhow, anywhere) che era una loro cover di una canzone scritta da Otis Blackwell ed eseguita nel 1963 da Derek Martin.
I’m da
ddy rolling stone, I’m daddy rolling stone,

Just call me daddy rolling stone dear,
Long hair long nose, daddy rolling stone

Probabilmente però l’espressione più conosciuta è quella che ha usato Bob Dylan quando nel 1965 compose Like a rolling stone.
How does it feel
How does it feel
To be on your own
With no direction home
Like a complete unknow
Like a rolling stone?

bob-dylan-likearollingstone

Nel 2004 la rivista americana Rolling Stone ha consultato circa duecento tra musicisti, giornalisti, critici musicali, addetti ai lavori ed ha poi pubblicato una lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi; il brano più vecchio è risultato essere  Rollin’ Stone di Muddy Waters mentre al primo posto di questa classifica c’è proprio Like a rolling stone di Bob Dylan.
Pensando alla strofa precedente di Dylan mi viene in mente la Scuola Pubblica italiana.
In questi anni terribili di tagli alle risorse e al personale, di sottrazioni, di divisioni, di cambiamenti imposti dall’alto, di politiche scolastiche decise nel segno del risparmio e non dell’investimento, verrebbe davvero da chiedere agli studenti, al personale, alle famiglie:
Come ci si sente
Come ci si sente
Ad essere da soli
Senza conoscere la strada di casa
Come un perfetto sconosciuto

Come una pietra che rotola?
In questo clima di disorientamento non potrebbe mai esserci soddisfazione (I can’t get no satisfaction dei Rolling Stones è al secondo posto della classifica di cui sopra) perché manca il rispetto delle reciproche competenze  (Respect di Aretha Franklin è al quinto posto). Allora diventa legittimo chiedersi cosa stia succedendo alla scuola italiana pubblica (What’s going on di Marvin Gaye è al quarto posto).
Di fronte a tanta desolazione occorre far riferimento alla nostra energia, creatività, impegno e immaginazione (Imagine di John Lennon è al terzo posto della classifica di Rolling Stone) per resistere a questo disegno distruttivo progettando un cambiamento che dovrà arrivare (A change is gonna come di Sam Cooke è al dodicesimo posto).
Per evitare eventuali confusioni interpretative tra il senso di una pietra che rotola perché ha deciso di lasciarsi andare seguendo la corrente ed una pietra che rotola perché, spinta dagli eventi, non vuole rimanere ferma, uso un proverbio inglese che recita: A rolling stone gathers no moss (Una pietra che rotola non fa muschio).
Penso infatti che le persone che difendono l’istruzione pubblica intesa come bene comune sappiano come ci si sente, conoscano il senso di abbandono e di spaesamento ma abbiano saputo trovare nei Coordinamenti, nei Comitati, nelle Assemblee, nelle Reti quella forza, quell’energia, quel moto che rappresenta la vera speranza di cambiamento.
Per me, una pietra che rotola è sinonimo di “Movimento” collettivo, di sforzo solidale verso una direzione  evidentemente consapevole e precisa: la ricerca di un luogo di maggiore equilibrio sociale.
Ho scelto Like a Rolling Stone come nome di questo spazio perché rappresenta il “come” intendo occuparmi di “Scuola pubblica e dintorni“.

Comunque partecipiate, buon ascolto. Comunque ascoltiate, buona partecipazione.

Soundtrack: Like a rolling stone (Come un pietra che rotola), scritta da Bob Dylan ed interpretata dai Rolling Stones

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